domenica 4 settembre 2011

Da lontano


"Troppo spesso mi sono chiesto chi fosse la presenza che sentivo sopra di me, di cui solo sprazzi di lucidità riuscivano a distillare il nome nella mia mente. Dimentico di ogni consapevolezza nel giro di un passo, ho sempre continuato per la mia strada, inconsapevole di ogni ombra vicina.
Aver creduto nei sogni, pensavo, guarda dove ci ha portato!
...e non ti ho riconosciuto.


Tutti i nostri progetti, pensavo, guarda che fine hanno fatto: imbrattati dalla realtà, quella stessa realtà che entrambi amavamo così tanto da cercare di immortalarla in ogni modo conosciuto...quella realtà per la quale cercavamo nuove espressioni, ritratti sempre diversi, e della quale discutevamo ogni giorno, per ore e ore. Quanto era magica, sempre nuova, scintillante come la pioggia, opaca come un giorno di sole d'estate.

Ci ha fregati.

Non ci ha lasciato il tempo di spiegarle quali fossero le nostre intenzioni, non ci ha dato il tempo di metterle in pratica.
...e adesso mi dici che avrei dovuto riconoscerti?
Il dolore che ti sei portato appresso non è nulla, rispetto a tutto ciò che mi hai lasciato. Le consapevolezze che mi hai seminato dentro stanno germogliando, e vorresti che io le lasciassi disseccare?
Chi sei?
Chi sei stato?
Perchè sei venuto da me, se poi te ne sei voluto andare?
Ora vorresti che io ti riconoscessi.

Ho sempre creduto che un giorno avrei visto una sagoma in lontananza (come confonderti?), ti sarei venuto incontro e ti avrei guardato in viso per qualche istante, provando una serenità ed una soddisfazione dolci, non forti, ma salde. Ti avrei sorriso, come sto facendo ora anche al solo pensarci.
Senza una parola, ci saremmo abbracciati come sempre, con facilità e naturalezza.
Eppure avevo visto il tuo viso lì dentro, quello di tua madre fuori. La violenza che il dolore può scatenare in un'anima.

Sapevo che non saresti potuto più ritornare pur continuando a sognare il tuo ritorno, soprattutto nei momenti in cui le cose sembravano andare tutte storte.
Quante volte le cose sono andate male...prima sembrava che nessuno ci potesse resistere, che avremmo potuto diventare i padroni di niente e i servi di nessuno, liberi di volare, senza renderci conto che già lo eravamo.
Abbiamo vissuto troppo. La fantasia era il nostro cavallo, e abbiamo cavalcato come nessun altro potrà mai aver fatto, nè farà mai.
Tu, ora, vorresti che ti riconoscessi.
Ma lo sai quanto male potrebbe fare?"

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