domenica 7 febbraio 2010

Irrigare il deserto

<<[...] Una volta mi ha detto che, di fronte a un deserto, un fiume ha due scelte: gettarsi con foga tra le sabbie, determinato ad attraversarle e irrigarle, con il rischio di seccarsi e spegnersi per sempre, oppure evaporare e diventare nuvola, per volare sopra il deserto e, piovendo sulle montagne, tornare al fiume. [...] - Tu cosa pensi? Risposi d'impeto: - Che irrigare il deserto è un'impresa difficile, ma vale la pena tentarla.>>

Wu Ming - Altai (Einaudi Stile Libero)

Riprendo lentamente a ragionare sulle voci che arrivano dalla sfera attorno a me. E non potevo non riprendere questo post che ho fatto su Facebook qualche giorno fa.
Riprende tre argomenti a me carissimi: la libertà, le sfide che affrontiamo e l'acqua.
Apparentemente non c'è molto in comune tra una cosa e l'altra, ma mi ha stupito come poche righe possano essere lette, anche dalla stessa persona, sotto tre aspetti completamente diversi.


La Libertà
Le frasi si riferivano in verità ad Ismail, errante nordeuropeo del sedicesimo secolo protagonista di Q (Luther Blisset). Ismail, chiamato anche Tiziano l'Anabattista, è la rappresantazione dell'anima errante ed affamata di cose nuove da vedere, e della volontà (per quanto criticabile) di raddrizzare i torti del mondo.
Lui è colui che sceglie di essere nuvola, di non rimanere a vedere del tutto la fine delle azioni a cui ha dato il via, è l'acqua "vagabonda" che vola sui continenti e supera le montagne per propria volontà di scoperta. Rinuncia, invece, al rischio (e non alla certezza) di seccarsi per irrigare il deserto, e di non vedere del tutto come si compiranno gli avvenimenti di cui ha fatto parte.

Le sfide che affrontiamo
La risposta viene da un uomo, Manuel, che invece aveva rinnegato il proprio passato ed ora lo riscopre come radici più profonde di quanto pensasse. E decide di realizzare quello che nella sua vita "intermedia" aveva deciso di abortire, di fare suo un sogno in cui crede, e anche di morire per questo, se dovesse servire. Ma ha una speranza forte nella riuscita di questo sogno. E crede che valga la pena correre il rischio di seccarsi nel deserto, pur di provare e riuscire.

Una frase che, pur banalmente, mi ha colpito molto, in un momento storico particolare in cui sento scivolare la voglia di lottare delle persone che vivono attorno a me, ma in cui vedo anche grandi empiti di ribellione e di voglia di cambiare, che esplodono e si lanciano nel deserto decisi ad attraversarlo...per poi seccarsi e disperdersi in mille rivoli poco utili gli uni agli altri.
Una seconda lettura viene dalla presa di coscienza più personale che ognuno di noi (io, per lo meno), ospitiamo all'interno questi due empiti. Il bisogno di volare alti, anche a costo di perdere la fine delle avventure che abbiamo cominciato e l'affetto di chi amiamo, e la necessità di lottare per quello in cui crediamo, anche a costo di seccarci nell'impresa.

Lungi da me capire cosa ci sia di corretto o scorretto in quello che facciamo, l'importante è che lo facciamo.

E poi c'è l'acqua, che come dice qualcuno "come argomento è peggio dell'informatica per gli ING".

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